Dio ama - perdona - punisce - salva

Dio ama - perdona - punisce - salva :

NOVENA A DIO PADRE


Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen
O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto.

1 . O Signore Iddio, Eterno Padre, ti ricordo le parole del tuo Divin Figlio Gesù: “Qualunque cosa domanderete al Padre mio, in mio nome, egli ve la darà”. Ebbene è appunto in nome di Gesù, in memoria del Sangue e dei meriti infiniti di Gesù, ch’io vengo oggi a te, umilmente e come un povero innanzi al ricco, per chiederti una grazia. Però prima di chiedertela, sento il dovere di pagare, almeno in qualche modo, il mio infinito debito di riconoscenza e di gratitudine verso di te, o Dio buono e potente. Così facendo sono sicuro di rendere più facile l’esaudimento della mia preghiera. Accogli, quindi, o Dio misericordioso, i sentimenti più vivi di ringraziamento, poiché è imperioso in me il senso della gratitudine.
Grazie del beneficio della creazione, conservazione e tua vigile paterna provvidenza che si esplica ogni giorno senza che io me ne accorga.
Grazie del beneficio della Incarnazione del tuo Figlio Gesù e della Redenzione da lui generosamente compiuta per la salute del mondo con la morte in croce.
Grazie dei Sacramenti istituiti, sorgenti di ogni bene, specialmente del Sacramento della Eucaristia e del Sacrificio della Messa per cui si perpetua incruentamente il sacrificio cruento della Croce. Grazie della Istituzione della Chiesa cattolica, apostolica, romana, del Papato, dell’Episcopato cattolico e del Sacerdozio, per l’autorità e il ministero dei quali navigo sicuro nel mare infido di questa vita.
Grazie dello spirito di fede, di speranza e di carità, di cui hai compenetrato la mia mente e il mio cuore.
Grazie della dottrina del Vangelo e delle sue massime di cui ho cercato fare tesoro per vivere secondo gl’insegnamenti e gli esempi di Gesù Cristo, e specialmente della dottrina delle otto beatitudini, che mi sono di conforto nei dolori della vita, specie quella in cui è detto: “Beati quelli che soffrono, perché saranno consolati”. Ed ora che ho compiuto il mio stretto dovere di ringraziamento a te, Dio Padre, autore generoso di ogni bene, mi fò ardito a chiederti nel nome e per i meriti di Gesù Cristo la grazia che attendo dalla tua misericordia. (Si chieda la grazia)


GLORIA AL PADRE
Eterno Divin Padre, ti ringrazio di tutti i doni che hai elargiti alla Chiesa, a tutte le nazioni, a tutte le anime e a me particolarmente, ma in nome di Gesù Cristo donami nuove grazie.



2 . Grazie, o Signore Dio Padre, dello spirito di umiltà e carità, di pietà e zelo, di pazienza e generosità nel perdonare le offese e di ogni buon sentimento che ci viene suggerito nell’ascolto della tua Parola, nelle esortazioni del Confessore, nelle meditazioni e letture spirituali, come pure per tante buone ispirazioni datemi.

Grazie di avermi liberato da tanti pericoli spirituali e materiali e delle tante occasioni di colpa. Grazie della vocazione a me data e dei mezzi di grazia concessimi per poterla seguire.
Grazie del Paradiso promessomi e del posto che ivi mi hai preparato, dove mi auguro di venire e per i meriti di Gesù Cristo e per la mia cooperazione che intendo mettere nel fuggire sempre ed ovunque il peccato;
grazie anche per avermi liberato tante volte dall’inferno, dove meriterei di stare per le mie colpe passate, se il tuo Figlio non mi avesse redento.
Grazie d’avermi dato per Madre celeste la cara Mamma del tuo Figlio, la Vergine Maria, sempre pietosa ed amabile verso di me e di averla arricchita di tanti privilegi, specialmente quello dell’Immacolato concepimento, della sua Assunzione corporea in Cielo e di averla eletta “Mediatrice di ogni grazia”. Grazie d’avermi dato a patrono della morte S. Giuseppe e ad esemplari di santità e protettori tanti santi, e d’avermi dato l’Angelo Custode che di continuo mi suggerisce buone ispirazioni onde mantenermi nella retta via.
Grazie di tutte le belle e utili devozioni che la Chiesa mette a mia disposizione per agevolare la mia santificazione, specialmente la devozione al Cuore di Gesù, al Cuore Eucaristico, alla sua Passione, alla Vergine Immacolata, venerata sotto migliaia di titoli, a S. Giuseppe e a tanti altri Santi ed Angeli.
Grazie dei buoni esempi ricevuti dal prossimo e per avermi fatto comprendere che è fratello, sorella, madre di Gesù, secondo le parole evangeliche, chi fa la volontà di Dio dovunque e sempre. Grazie d’avermi dato l’ispirazione di fare dello spirito di ringraziamento il perno e l’orientamento della mia vita spirituale.
Grazie di quel bene che ti sei compiaciuto compiere per mezzo mio, e confesso che mi stupisco e mi umilio che tu, o Signore, ti sia valso di me misera creatura.
Grazie poi fin d’ora delle pene del Purgatorio che mi vorrai abbreviare per i meriti di Gesù Cristo, della Madonna, dei Santi e per i suffragi delle anime buone che mi vorrai applicare. Ed ora che nuovamente ho compiuto il mio stretto dovere di ringraziamento a Te, Dio Padre, Autore generoso di ogni bene, mi fò più ardito a chiederti nel nome e per i meriti di Gesù Cristo la grazia che attendo dalla tua misericordia.

(Si chieda la grazia) GLORIA AL PADRE
Eterno Divin Padre, ti ringrazio di tutti i doni che hai elargiti alla Chiesa, a tutte le nazioni, a tutte le anime e a me particolarmente, ma in nome di Gesù Cristo donami nuove grazie.

3 . Grazie, o Signore, Dio Padre, anche dei dolori, delle pene, delle umiliazioni, delle malattie, triste retaggio del peccato, che hai permesso venissero a visitarmi e provarmi, perché essi mi hanno piegato al sacrificio così necessario per seguire il tuo divino Figlio che ha detto: “Chi non porta la sua croce e non mi segue non può essere mio discepolo”. (Lc 14,27).
Grazie del firmamento, che, immenso e scintillante di astri, nella muta favella, “narra la tua gloria” ; del sole, fonte per noi di luce e calore; dell’acqua che ci disseta; dei fiori che abbelliscono la terra.
Grazie della condizione sociale in cui mi hai messo e per non avermi fatto mai mancare il necessario alla vita, nè l’onore nè il pane quotidiano e per avermi dato comodità e vantaggi materiali che tanti non hanno.
Grazie per le grazie che ho ricevuto e di quelle, quanto più numerose, che mi saranno palesi soltanto in Cielo!
Grazie di tutti i benefici di ordine naturale e soprannaturale che hai elargiti ed elargisci ancora ai miei parenti, amici, benefattori, a tutte le anime di questa terra, ai buoni e ai cattivi a chi li merita e a chi non li merita, alla Chiesa cattolica e a tutti i suoi membri, al mio paese e a tutta la terra abitata.
Di tutte le grazie che conosco e non conosco intendo ringraziarti non solo abitualmente; ma anche attualmente ogni volta che pronuncerò una giaculatoria.
Ed ora che ho ancora una volta compiuto il mio stretto dovere di ringraziamento a Te, Dio Padre, Autore generoso di ogni bene, mi fò più ardito a chiederti nel Nome e per i meriti di Gesù Cristo la grazia che attendo dalla tua misericordia.

(Si chieda la grazia) GLORIA AL PADRE

Eterno Divin Padre, ti ringrazio di tutti i doni che hai elargiti alla Chiesa, a tutte le nazioni, a tutte le anime e a me particolarmente, ma in nome di Gesù Cristo donami nuove grazie.







Chi è Dio?



Dio, essendo un giusto giudice, non solo ricompensa chi fa il bene, ma punisce chi fa il male.
Vediamo alcuni esempi biblici di punizioni inflitte da Dio contro delle persone per delle loro male azioni.
Dio punì Caino per avere ucciso suo fratello Abele, Egli gli disse: “E ora tu sarai maledetto, condannato ad errar lungi dalla terra che ha aperto la sua bocca per ricevere il sangue del tuo fratello dalla tua mano. Quando coltiverai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti, e tu sarai vagabondo e fuggiasco sulla terra” (Gen. 4:11-12).

Dio punì il mondo degli empi ai giorni di Noè facendo venire il diluvio che sterminò tutti gli animali e tutti gli esseri umani, tranne Noè e sette altri, assieme a tutti gli animali che erano entrati nell’arca che Dio gli aveva comandato di costruire. Ecco quanto dice la Scrittura: “E l’Eterno vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra, e che tutti i disegni dei pensieri del loro cuore non erano altro che male in ogni tempo. E l’Eterno si pentì d’aver fatto l’uomo sulla terra, e se ne addolorò in cuor suo. E l’Eterno disse: ‘Io sterminerò di sulla faccia della terra l’uomo che ho creato: dall’uomo al bestiame, ai rettili, agli uccelli dei cieli; perché mi pento d’averli fatti’ …. farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti, e sterminerò di sulla faccia della terra tutti gli esseri viventi che ho fatto’ ….

 E il diluvio venne sopra la terra per quaranta giorni; e le acque crebbero e sollevarono l’arca, che fu levata in alto d’in su la terra. E le acque ingrossarono e crebbero grandemente sopra la terra, e l’arca galleggiava sulla superficie delle acque. E le acque ingrossarono oltremodo sopra la terra; e tutte le alte montagne che erano sotto tutti i cieli, furon coperte. Le acque salirono quindici cubiti al disopra delle vette dei monti; e le montagne furon coperte. E perì ogni carne che si moveva sulla terra: uccelli, bestiame, animali salvatici, rettili d’ogni sorta striscianti sulla terra, e tutti gli uomini. Tutto quello ch’era sulla terra asciutta ed aveva alito di vita nelle sue narici, morì.


 E tutti gli esseri ch’erano sulla faccia della terra furono sterminati: dall’uomo fino al bestiame, ai rettili e agli uccelli del cielo; furono sterminati di sulla terra; non scampò che Noè con quelli ch’eran con lui nell’arca” (Gen. 6:5-7; 7:4, 17-23).


Dio punì le città di Sodoma e Gomorra per tutti i loro peccati tra cui c’erano la fornicazione e dei vizi contro natura a cui si erano abbandonati i loro abitanti. Ecco quanto dice la Scrittura: “Allora l’Eterno fece piovere dai cieli su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco, da parte dell’Eterno; ed egli distrusse quelle città e tutta la pianura e tutti gli abitanti delle città e quanto cresceva sul suolo” (Gen. 19:24-25), e: “Ecco, questa fu l’iniquità di Sodoma, tua sorella: lei e le sue figliuole vivevano nell’orgoglio, nell’abbondanza del pane, e nell’ozio indolente; ma non sostenevano la mano dell’afflitto e del povero. Erano altezzose, e commettevano abominazioni nel mio cospetto; perciò le feci sparire, quando vidi ciò” (Ez. 16:49-50), ed anche: “Riducendo in cenere le città di Sodoma e Gomorra, le condannò alla distruzione perché servissero d’esempio a quelli che in avvenire vivrebbero empiamente” (2 Piet. 2:6); ed ancora: “Nello stesso modo Sodoma e Gomorra e le città circonvicine, essendosi abbandonate alla fornicazione nella stessa maniera di costoro ed essendo andate dietro a vizî contro natura, sono poste come un esempio, portando la pena d’un fuoco eterno” (Giuda 7).


Torre di Babele.







Dio punì il re Saul facendolo morire perchè non aveva ubbidito ai suoi ordini e perchè era andato a consultare gli spiriti secondo che è scritto: “Così morì Saul, a motivo della infedeltà ch’egli avea commessa contro l’Eterno col non aver osservato la parola dell’Eterno, ed anche perché aveva interrogato e consultato quelli che evocano gli spiriti, mentre non avea consultato l’Eterno. E l’Eterno lo fece morire, e trasferì il regno a Davide, figliuolo d’Isai” (1 Cron. 10:13-14).


Dio punì il re Davide per avere fatto uccidere Uria lo Hitteo e per essersi giaciuto con sua moglie. Ecco quello che Dio gli mandò ad annunciare tramite il profeta Nathan e che in seguito si adempì pienamente: “Così dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele: – Io t’ho unto re d’Israele e t’ho liberato dalle mani di Saul, t’ho dato la casa del tuo signore, e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo signore; t’ho dato la casa d’Israele e di Giuda; e, se questo era troppo poco, io v’avrei aggiunto anche dell’altro. Perché dunque hai tu disprezzata la parola dell’Eterno, facendo ciò ch’è male agli occhi suoi? Tu hai fatto morire colla spada Uria lo Hitteo, hai preso per tua moglie la moglie sua, e hai ucciso lui con la spada dei figliuoli di Ammon. Or dunque la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, giacché tu m’hai disprezzato e hai preso per tua moglie la moglie di Uria lo Hitteo. Così dice l’Eterno: Ecco, io sto per suscitare contro di te la sciagura dalla tua stessa casa, e prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un tuo prossimo, che si giacerà con esse in faccia a questo sole; poiché tu l’hai fatto in segreto; ma io farò questo davanti a tutto Israele e in faccia al sole’ (2 Sam 12:7-12), ed anche: “Siccome facendo così tu hai data ai nemici dell’Eterno ampia occasione di bestemmiare, il figliuolo che t’è nato dovrà morire” (2 Sam. 12:14).


Dio punì il re Salomone perchè questi nella sua vecchiaia lo aveva abbandonato volgendosi agli dèi delle nazioni circonvicine. Ecco quello che dice la Scrittura a proposito del giudizio divino annunciatogli da Dio e che si adempì: “E l’Eterno s’indignò contro Salomone, perché il cuor di lui s’era alienato dall’Eterno, dall’Iddio d’Israele, che gli era apparito due volte, e gli aveva ordinato, a questo proposito, di non andar dietro ad altri dèi; ma egli non osservò l’ordine datogli dall’Eterno. E l’Eterno disse a Salomone: ‘Giacché tu hai agito a questo modo, e non hai osservato il mio patto e le leggi che t’avevo date, io ti strapperò di dosso il reame, e lo darò al tuo servo. Nondimeno, per amor di Davide tuo padre, io non lo farò te vivente, ma lo strapperò dalle mani del tuo figliuolo. Però, non gli strapperò tutto il reame, ma lascerò una tribù al tuo figliuolo, per amor di Davide mio servo, e per amor di Gerusalemme che io ho scelta’ (1 Re 11:9-13).


Dio punì Jehoram, re di Giuda, per la sua malvagità in questa maniera: “E l’Eterno risvegliò contro Jehoram lo spirito de’ Filistei e degli Arabi, che confinano con gli Etiopi; ed essi salirono contro Giuda, l’invasero, e portaron via tutte le ricchezze che si trovavano nella casa del re, e anche i suoi figliuoli e le sue mogli, in guisa che non gli rimase altro figliuolo se non Joachaz, ch’era il più piccolo. Dopo tutto questo l’Eterno lo colpì con una malattia incurabile d’intestini. E, con l’andar del tempo, verso la fine del secondo anno, gl’intestini gli venner fuori, in sèguito alla malattia; e morì, in mezzo ad atroci sofferenze; e il suo popolo non bruciò profumi in onore di lui, come avea fatto per i suoi padri” (2 Cron. 21:16-19).


Dio punì Uzzia, re di Giuda, perchè questi si insuperbì e commise una infedeltà contro Dio. Ecco il racconto biblico di questo fatto: “Ma quando fu divenuto potente, il suo cuore, insuperbitosi, si pervertì, ed egli commise una infedeltà contro l’Eterno, il suo Dio, entrando nel tempio dell’Eterno per bruciare dell’incenso sull’altare dei profumi. Ma il sacerdote Azaria entrò dopo di lui con ottanta sacerdoti dell’Eterno, uomini coraggiosi, i quali si opposero al re Uzzia, e gli dissero: ‘Non spetta a te, o Uzzia, di offrir de’ profumi all’Eterno; ma ai sacerdoti, figliuoli d’Aaronne, che son consacrati per offrire i profumi! Esci dal santuario, poiché tu hai commesso una infedeltà! E questo non ti tornerà a gloria dinanzi a Dio, all’Eterno’. Allora Uzzia, che teneva in mano un turibolo per offrire il profumo, si adirò; e mentre s’adirava contro i sacerdoti, la lebbra gli scoppiò sulla fronte, in presenza dei sacerdoti, nella casa dell’Eterno, presso l’altare dei profumi. Il sommo sacerdote Azaria e tutti gli altri sacerdoti lo guardarono, ed ecco che avea la lebbra sulla fronte; lo fecero uscire precipitosamente, ed egli stesso s’affrettò ad andarsene fuori, perché l’Eterno l’avea colpito. Il re Uzzia fu lebbroso fino al giorno della sua morte e stette nell’infermeria come lebbroso, perché era escluso dalla casa dell’Eterno; e Jotham, suo figliuolo, era a capo della casa reale e rendea giustizia al popolo del paese. Il rimanente delle azioni di Uzzia, le prime e le ultime, è stato scritto dal profeta Isaia, figliuolo di Amots. Uzzia s’addormentò coi suoi padri e fu sepolto coi suoi padri nel campo delle sepolture destinato ai re, perché si diceva: ‘È lebbroso’. E Jotham, suo figliuolo, regnò in luogo suo” (2 Cron. 26:16-23).





Dio colpì con la morte e con la malattia parecchi credenti della Chiesa di Corinto perchè si erano accostati alla Cena del Signore in maniera indegna. Disse infatti Paolo ai santi di Corinto: “Or provi l’uomo se stesso, e così mangi del pane e beva del calice; poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudicio su se stesso, se non discerne il corpo del Signore. Per questa cagione molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono. Ora, se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati; ma quando siamo giudicati, siam corretti dal Signore, affinché non siam condannati col mondo. Quando dunque, fratelli miei, v’adunate per mangiare, aspettatevi gli uni gli altri. Se qualcuno ha fame, mangi a casa, onde non vi aduniate per attirar su voi un giudicio” (1 Cor. 11:28-34).


Alla luce di ciò, dunque, nessuno si illuda pensando che noi siamo liberi di fare quello che vogliamo, cioè siamo liberi di fare il male, tanto alla fine Dio ci perdona, Egli è così misericordioso!! Perchè noi figliuoli di Dio siamo stati liberati dal peccato per servire la giustizia e solo la giustizia; chi fa della libertà ottenuta in Cristo una occasione per la carne, sappia quel tale che a suo tempo Dio gli farà ricadere sul capo tutto il male da lui fatto.



Non vendicarti mai del male che ti è fatto.
Ognuno di noi un giorno si presenterà davanti a Dio. Dio è Giustizia, Dio è Padre. Lascialo fare giustizia. Lui è il Creatore.

Dio ti ama


Dio e Abramo:



Un bel giorno il vero Dio, quello che lui cercava, gli ha parlato, dicendogli: "Abramo, se tu mi ubbidisci in tutto quello che ti dirò, ti farò prosperare, ti darò una numerosa discendenza ed una terra tutta per te. Parti, dunque, e vai nel Paese che ti indicherò". Così Abramo si mise in cammino per andare nella terra di Canaan. Insieme con lui c'erano: sua moglie Sara, suo padre Terah, suo nipote Lot ed alcuni servi.
Abramo, però, aveva un problema: sua moglie Sara non poteva avere figli. "Come può Dio dire di benedire la mia discendenza se non ho figli?", pensava Abramo. Dio, vedendo la sua tristezza, gli fece la grazia di poter avere un figlio e così nacque Isacco. Potete immaginare la festa che c'è stata in quella famiglia! Erano tutti allegri per la nascita del bambino. Finalmente, all'età di 100 anni, Abramo ebbe un figlio.
Un giorno Dio volle mettere alla prova la fedeltà di Abramo e gli chiese di sacrificare suo figlio, come si faceva con gli animali. Pensate un pò: Abramo, per accontentare Dio, doveva uccidere suo figlio! Poteva veramente Dio permettere una cosa del genere? Ma, Dio aveva una sorpresa per Abramo.
La mattina presto, Abramo e suo figlio Isacco, si misero in cammino per andare al monte Moria. Il padre non volendo dire niente al figlio di quello che stava per fare, lo ha convinto dicendo che voleva fare un'offerta a Dio, sacrificando un animale. Isacco, docile come un agnellino, lo assecondava in tutto. Però aveva un dubbio: avevano la legna per il fuoco, ma non avevano l'animale per offrirlo a Dio. Ma a poco a poco incominciò a capire qualcosa.
Quando sono arrivati al posto prestabilito, Abramo ha legato il ragazzo e lo ha posto sopra una pietra con la legna, pronta per essere bruciata; era disposto ad ubbidire pienamente a Dio; e cosi anche Isacco. Ma, all'improvviso, quando Abramo stava per prendere il coltello, Dio gli ha parlato dal cielo, dicendogli: "Abramo, fermati! Non uccidere tuo figlio!
Adesso ho visto che mi sei veramente fedele, e siccome lo hai dimostrato, io scelgo te e tuo figlio Isacco per essere i capostipiti del mio popolo sulla terra, ed avrete grande onore nel mio cospetto".
Quando Dio ha finito di parlare, ecco apparire, come dal nulla, un capretto impigliato nei cespugli. Abramo prese l'animale e lo immolò a Dio, al posto di Isacco.




Il fior fiore della Bibbia è costituito dall’amore misericordioso di Dio, e che la misericordia è la parola più ripetuta nella Sacra Scrittura: vi si trova almeno settecento volte di cui cinquecento nell’Antico Testamento.

Dio non rinuncia mai al suo progetto d’amore. Quando il suo popolo s’allontana da lui, egli continua a cercare il modo di rimetterlo sulla buona strada. Sempre pronto a perdonare, a differenza degli esseri umani (vedi Isaia 55,6-9), si rivela come «il Dio di pietà, compassionevole, lento all’ira e pieno di amore, Dio fedele» (Salmo 86,15).

La nozione di «collera», applicata a Dio, vuole sottolineare il fatto che il suo amore non saprebbe tollerare nulla che fosse ostacolo alla vita o che la distrugga, in breve ciò che chiamiamo il male. Se Dio ama veramente, non può restare indifferente vedendo questo amore beffeggiato, rifiutato, poiché sarebbe allora rassegnarsi al fatto che fallirà il disegno di dare la vita in pienezza.

S. Paolo afferma: “Laddove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” , quindi la misericordia.

“Gerusalemme, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto” (6). Il salmo 135 ripete per ben 27 volte: “Eterna è la sua misericordia.

Viene Gesù: Egli è la misericordia incarnata: si fa uomo per espiare i nostri peccati e così glorificare il Padre.
Il Vangelo è soprattutto la lieta notizia che la misericordia infinita di Dio è diventata visibile in Gesù. S. Giovanni Battista ai suoi seguaci indica Gesù con queste parole: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo”.
S. Paolo, da feroce persecutore dei cristiani, diventa il più grande apostolo.
S. Agostino, dopo 16 anni in cui aveva marcito nel peccato, si converte e sarà il più grande Dottore della Chiesa.
S. Girolamo si converte e per far penitenza dei suoi peccati rimane a Betlemme per ben 35 anni, in una spelonca accanto alla grotta della Natività, pregando, studiando e traducendo in latino la Bibbia. In una notte di Natale gli appare Gesù Bambino che gli chiede: Non hai niente da darmi nel giorno della mia Nascita? Il Santo gli risponde: Ti do il mio cuore! - Va bene, ma desidero ancora qualche altra cosa.     - Ti do le mie preghiere! Va bene; ma voglio qualche cosa di più, insisteva Gesù. - Non ho più niente, che vuoi che ti dia? - Dammi i tuoi peccati o Girolamo, rispose Gesù Bambino, perché io possa avere la gioia di perdonarli ancora.
Lui stesso ripete: “Ecco Io sto alla porta (del cuore) e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre Io verro da lui e farò grande festa con lui”(13).
Convertiamoci senza indugio! La morte può venire da un momento all’altro! “Non aspettare a convertirti al Signore - ammonisce la Bibbia - e non rimandare di giorno in giorno, poiché improvvisa scoppierà l’ira del Signore”(14). Se un’anima varca le soglie dell’eternità macchiata di peccato grave per non avere approfittato della divina misericordia, cadrà inesorabilmente nelle mani della tremenda infinita giustizia di Dio!
“Convertitevi - grida Gesù - perché il Regno di Dio e vicino! (15). Non ci spaventi il numero e la gravita dei nostri peccati; la misericordia di Dio è infinitamente più grande.

Abbiamo peccato? Conveniamoci e confessiamoci bene! La bontà di Dio ci perdonerà donandoci pace e gioia, e noi stessi rimarremmo monumenti vivi della misericordia di Dio nell’eternità del Cielo.

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Nulla è impossibile a Dio, confidati in lui


 
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Il Perdono

Il Perdono  :





A volte leggiamo quelle parole senza farci caso. Però quando viviamo situazioni di grande ingiustizia la parola PERDONO prende tutto il suo senso e sembra impossibile applicare quello che ci è chiesto.


Perdonare un tradimento quando abbiamo costruito tutta la vità una nostra piccola famiglia.















Perdonare i colleghi di lavoro quando perdiamo il lavoro in modo ingiusto del fatto della loro cattiveria.



Perdonare chi ci ha rubato un pezzo di vità, un pezzo di felicità ...
Perdonare chi ci ha manipolati , chi ci dato la colpa di un reato che non abbiamo commesso.
Perdonare chi ha fatto falsa testimonianza al tribunale...

Perdonare chi ci ha sposati solo per i nostri beni o per qualunque ragione che non sia stata amore .....



L'apostolo Pietro parlando con Gesù va oltre: "Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte? E Gesù a lui: Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette" (Matteo 18:21-22). Gesù non voleva porre un limite matematico facendo pensare che si dovesse perdonare 490 volte e poi si è liberi di vendicarsi. No, egli esclude in senso assoluto il sentimento di vendetta, dovendosi perdonare sempre, senza limiti.
Bisogna che si segua la pratica del Padre che è nei cieli. Egli è largo nel perdonare, dice il profeta Isaia. Egli fa risplendere il sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Nel Salmo 103 troviamo scritto: "Quanto i cieli sono alti al disopra della terra, tanto è grande la sua benignità verso quelli che lo temono. Quanto è lontano il levante dal ponente, tanto ha egli allontanato da noi le nostre trasgressioni. Come un padre è pietoso verso i suoi figliuoli, così è pietoso l'Eterno verso quelli che lo temono. Poiché egli conosce la nostra natura; egli si ricorda che siamo polvere" (vv. 11-14).
Come cristiani, siamo chiamati ad agire alla maniera di Cristo che ci insegna un metodo nuovo dicendo: "Non contrastate al malvagio" (Matteo 5:39), ed anche: "Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano... Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete?... Voi dunque siate perfetti, com'è perfetto il Padre vostro celeste" (Matteo 5:44-48).





E proprio vivendo una situazione di ingiustizia che ci chiediamo come il Signore ha fatto per perdonare. Ci ha dato l'esempio per il peggiore dei tradimenti. E quindi confidiamo in Dio come lo ha fatto lui.
Se vi viene difficile, perdonate quanto potete e date quelle anime a Dio. Dio è PADRE. Dovranno rispondere dei loro fatti con Dio. Dio punisce anche. Un padre punisce per educare.
http://giacintobutindaro.org/2010/05/28/il-nostro-dio-e-un-dio-che-punisce/
Invece di vendicarvi, date queste anime che vi hanno fatto soffrire a Dio.
http://fr.lourdes-france.org/intention-de-priere-a-la-grotte
 Lasciate il Padre occuparsi dei suoi figli quando verrà il momento.
Offrite le vostre sofferenze per le anime del purgatorio o per i bisognosi.


http://cattolici-del-mondo.blogspot.com/2011/01/coroncina-alle-cinque-piaghe-per-le.html
http://cattolici-del-mondo.blogspot.com/2011/01/coroncina-alle-anime-purganti.html


Non dimenticate che non dobbiamo mai essere troppo attaccati ai beni della terra. Quindi rivalutate quello che vi è capitato con quella prospettiva.
Se sono tradimenti, questa prova vi indica di appoggiarvi su Dio e non sulle persone.



1. Si perdona il colpevole. Se è innocente, se non lo ritengo colpevole, non è questione di perdonare. Dio guarda in faccia la nostra colpa, non distoglie lo sguardo, non finge di non aver visto: con la stessa attenzione del medico conosce fino in fondo il male che c’è in noi… e lo perdona.

2. Perdonare non è dimenticare. Se dimentico meglio per me, ma se mi torna in mente l’offesa devo continuare a perdonare. Quando perdoniamo dobbiamo metterlo in conto: il perdono è un atto che si prolunga nel tempo, tutte le volte che la nostra memoria lo richieda. Dio perdona per sempre, non ritorna sulla sua decisione, non rinfaccia e non tiene il conto.

3. Perdonare non è scusare, giustificare, attenuare. Questi sono fratelli minori del perdono, ma se mi convinco che chi mi ha offeso non l’ha fatto apposta, non voleva, è in un momento difficile… tutto molto bene, ma sto evitando di perdonare. Gesù dalla croce vede tutta la malizia degli uomini, vede mali scusabili ma vede anche molti mali inescusabili, e accetta di morire per ottenerci il perdono.
Gesù ha realizzato pienamente queste parole nella sua vita, non solo perdonando un gran numero di peccatori, ma chiamando "amico" Giuda Iscariota, pur sapendo che stava per tradirlo. E quando sul legno della croce, inchiodato, sente l'insulto dei suoi carnefici, Egli dice: "Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno" (Luca 23:34).




4. Il perdono dà vita. Con la colpa si può solo sopravvivere, rifugiandosi in una bugia su noi stessi. Il Signore ci permette di affrontare le nostre colpe e, con il perdono, tornare a vivere nella verità. Vivere da colpevoli è molto difficile, vivere da perdonati è un’altra cosa. Per questo san Paolo parla del perdono di Dio come di una risurrezione.


Per gli antichi esisteva la legge del "fai come ti è stato fatto". Se uno ti spezza un dente, spezza anche tu il dente all'avversario, se uno ti acceca un occhio, cava l'occhio al tuo avversario. Ed i giudei, che erano educati religiosamente, dicevano di perdonare fino a tre volte.

La parabola aggiunge una parola che è valida per noi: "Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello". Il che significa che il Signore non ci userà misericordia se a nostra volta non usiamo misericordia.




Il debito del nostro fratello è piccolo, rispetto a quello che abbiamo noi col Signore. La nostra ribellione a Dio costituisce il debito impagabile dei diecimila talenti. Dio perdona solo se a nostra volta perdoniamo di cuori i nostri debitori.




Questa prassi è tanto importante nella legge di Dio che Gesù l'ha inclusa nella preghiera modello: "Rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori" (Matteo 6:12).







E l'apostolo Paolo scrive: "Siate invece gli uni verso gli altri benigni, misericordiosi, perdonandovi a vicenda, come anche Dio vi ha perdonati in Cristo" (Efesini 4:32).



 
 
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LITANIE A SAN MICHELE ARCANGELO

LITANIE A SAN MICHELE ARCANGELO
Signore,                                                                                                     abbi pietà di noi
Cristo,                                                                                                       abbi pietà di noi
Signore,                                                                                                      abbi pietà di noi
Gesù Cristo,                                                                                               ascoltaci
Gesù Cristo,                                                                                              esaudiscici
Santa Trinità, unico Dio                                                                              abbi pietà di noi
Santa Maria                                                                                               prega per noi
San Michele Arcangelo,
spada di Dio                                                                                              prega per noi
San Michele Arcangelo, condottiero  degli angeli                                        prega per noi
San Michele Arcangelo, spirito invincibile                                                  
San Michele Arcangelo, armato di forza divina                                          
San Michele Arcangelo, difensore di Dio                                                   
San Michele Arcangelo, vincitore contro Lucifero                                      
San Michele Arcangelo, potente contro tutti i demoni                                 
San Michele Arcangelo, potente contro ogni male                                      
San Michele Arcangelo, potente contro le persone malefiche                     
San Michele Arcangelo, nelle nostre disgrazie                                            
San Michele Arcangelo, nelle nostre malattie                                             
San Michele Arcangelo, nelle guerre tra famiglie e tra popoli                      
San Michele Arcangelo, nelle lotte per la difesa della Chiesa                      
San Michele Arcangelo, nelle lotte intime contro le tentazioni                      
San Michele Arcangelo, nelle lotte dell’agonia                                           
Dalle insidie del diavolo                                                                               liberaci, o Signore!



Le apparizioni di San Michele

Di San Michele Arcangelo sono note almeno sei apparizioni:

Le prime tre avvengono alla fine del V secolo, quando San Michele Arcangelo apparì; sul Gargano e più precisamente sul monte Drion tra il 490 ed il 493.

Oggi nel luogo dove avvennero queste prime apparizioni sorge l'omonimo santuario di Monte Sant'Angelo di Puglia.

Le successive interessano Papa Gregorio I Magno, il Duca Logobardo Grimoaldo e di nuovo il Monte Sant'Angelo durante la pste del 1656.



L'apparizione del Toro
La prima apparizione di San Michele è detta del "Toro" e risale al 490 d.C. allorquando Elvio Emanuele, ricco possidente di Siponto che in avanti chiameremo con il solo nome Elvio, smarrisce il miglior toro della sua mandria.

Dopo averlo a lungo cercato lo ritrova all'interno di una impervia grotta.

Ma Elvio non riesce ad avvicinarsi al suo toro.

Qualcosa gli impediva di entrare e il toro non ne voleva sapere di uscire.

Così, preso da un raptus d'ira, Elvio finì per scagliare contro il toro una freccia con l'intenzione di ucciderlo.

Ecco però che la freccia, come per miracolo, cambia direzione, torna indietro e colpice Elvio ad una gamba.

Ovviamente il folklore ha diverse versioni del fatto ed un'altra storia cita che mentre una infuriava una tempesta Elvio trovò il toro inginocchiato davanti a una grotta dedicata al culto del dio pagano Mitra.

Elvio chiamò ripetutamente il toro che però non si mosse.

Allora Elvio impugnò il suo arco e scoccò una freccia contro il toro.

Anche in questa versione della storia la freccia tornò indietro e lo ferì al piede.

A differenza però dell'altra versione Elvio era a cavallo e la freccia, colpendolo, lo fa cadere ...

... mentre cadeva, avvolto in una luce fatta da tutti i colori dell'arcobaleno, Elvio vide un Angelo guerriero che impugnava una spada scintillante.

Comunque, quale sia la storia, abbiamo che Elvio, sicuramente terrorizzato dall'evento che probabilmente pensava demoniaco, si recò dal Vescovo Felice (in altre versioni il vescovo è Lorenzo di Maiorano), il quale ordinò, forse senza neanche prestarci troppa attenzione, tre giorni di preghiera.

Ma al terzo giorno, l'8 Maggio 490, San Michele Arcangelo apparve in sogno al Vescovo e gli disse:
  
Ma al terzo giorno, l'8 Maggio 490, San Michele Arcangelo apparve in sogno al Vescovo e gli disse:


Io sono l'Arcangelo Michele, e sono sempre alla presenza di Dio.

La grotta è a me sacra ed Io l'ho scelta.

Non ci sarà più spargimento di sangue di animali.

Dove si apre la roccia il peccato dell'uomo potrebbe essere perdonato.

Ciò che è stato richiesto in preghiera sarà concesso.

Perciò risalite la montagna e consacrate la grotta al culto cristiano.


Il Vescovo chiamò a raccolta la popolazione per portarla in processione sul Monte Sant'Angelo di Puglia.

Anche in questo caso il folklore ci dice che la processione non riuscì a ritrovare la grotta originare ... e tutto finì li (per il momento!).

L'apparizione della "Vittoria"

La seconda apparizione è detta della "Vittoria" e avviene due anni dopo, nel 492 d.C., la precedente apparizione del Toro.

Siamo sempre a Siponto che troviamo assediata dagli Eruli comandati da Odoacre, uno dei tanti popoli barbari che scorrazzavano per l'Italia dell'epoca.

Siponto era ridotta allo stremo ed il Vescovo Lorenzo di Maiorano ottenne tre giorni di tregua da Odoacre.

Gli eruli erano un popolo pagano ed il Vescovo Lorenzo di Maiorano ordinò alla popolazione di pregare e di fare penitenze per avere l'intercessione dell'Arcangelo protettore il popolo di Dio.


Anche questa volta San Michele Arcangelo apparve (di nuovo in sogno?) e promise il suo aiuto al Vescovo Lorenzo di Maiorano.

Così alle dieci del mattino, un violento temporale accompagnato da tempeste di sabbia e grandine, si abbattè sulle truppe di Odoacre, che in preda al terrore scapparono sciogliendo l'assedio.

San Michele Arcangelo aveva salvato Siponto ed il vescovo Lorenzo di Maiorano organizzò una nuova processione verso Monte Sant'Angelo di Puglia.

L'apparizione della "Meditazione"

La terza apparizione è detta della "Meditazione" in quanto è la prima che "lascia un segno tangibile" della presenza di San Michele Arcangelo.

Il Vescovo Lorenzo di Maiorano, riconoscente a San Michele Arcangelo dell'intervento contro gli Eruli, aveva ottenuto da Papa Gelasio I il permesso di poter consacrare la grotta in cui San Michele era apparso.

Ma San Michele Arcangelo aveva altre intenzioni e, riapparendo di nuovo in sogno al Vescovo Lorenzo di Maiorano, Gli disse:
Non è necessario che voi mi dedichiate questa chiesa che Io stesso ho consacrato con la mia presenza.

Entra e con il mio aiuto innalza preghiere e celebra il Sacrificio.

Io Ti mostrerò come Io stesso ho consacrato questo luogo.


 
Il Vescovo Lorenzo di Maiorano, insieme ad altri sette vescovi, al clero ed alla popolazione pugliese si avviò in processione verso Monte Sant'Angelo.

E' 29 settembre del 493 e fa molto caldo quando, durante il cammino, si verificò un primo prodigio.

Due aquile, con le loro ali spiegate, ripararono i vescovi dai raggi del sole.

Giunti alla Grotta un secondo prodigioin quanto vi trovarono eretto un altare (che immaginiamo essere fatto di semplice pietra squadrata), coperto di un pallio vermiglio e sormontato da una Croce in legno (altre storie parlano di una Croce di cristallo veramente improbabile).

Finalmente San Michele Arcangelo aveva dato il segno di quale era la Sua Grotta, l'aveva consacrata (a nostra conoscenza questo santuario è l'unico consacrato per mano non umana) ed aspettava che il popolo di Dio ci celebrasse il Sacrificio.

Inoltre all'entrata nella roccia trovarono il segno soprannaturale lasciato da San Michele Arcangelo ovvero l'orma del piede di un bambino.

Al Vescovo Lorenzo di Maiorano ora restava il compito di far edificare una chiesa (l'attuale santuario) all'entrata della grotta ed a San Michele Arcangelo fu dedicato il 29 settembre.

Da quel giorno il Monte Drion, che in greco Drion significa quercia, fu chiamato Monte Sant'Angelo.


 
L'apparizione della mole Adriana



La quarta apparizione coinvolge Papa Gregorio Magno (590-604) al quale San Michele Arcangelo appare in sogno sopra la mole Adriana, nell'atto di rinfoderare la spada, annunciando così la fine della terribile peste che infestava Roma.

Poichè la pestilenza finì veramente, Papa Gregorio Magno cambiò il nome del mausoleo di Adriano in Castel Sant'Angelo, nome che è giunto fino ai giorni nostri.

L'apparizione della "Vittoria" II

La quinta apparizione (se mai avvenuta) è ancora detta della "Vittoria" (Longobarda), in questo caso ottenuta dai Logobardi del Duca Grimoaldo durante la guerra contro i Bizantini nel 662-663.

Questa vittoria, avvenuta l'8 maggio, fu attribuita dai Longobardi all'intercessione diretta di San Michele Arcangelo.

Date le molte similitudini con la vittoria contro gli Eruli di Odoacre e dato che dal 666 sulla bandiera Longobarda comparì lo stemma di San Michele Arcangelo forse le due "apparizioni" della Vittoria sono la stessa cosa.

L'apparizione della "Peste"

La sesta apparizione (la quarta che avviene sul Gargano) è 1656 d.C..

In quegli anni, di manzoniana memoria, la peste mieteva vittime tra le popolazioni italiane.

Il Vescovo Alfonzo Puccinelli, ordinò giornate di preghiere e di digiuno per invocare l'aiuto di San Michele Arcangelo, arrivando a lasciare nelle mani della statua di San Michele una supplica scritta a nome di tutta la popolazione locale.

Ed ecco, sul far dell'alba del 22 (o 25) Settembre, mentre pregava in una stanza del palazzo vescovile di Monte Sant'Angelo, il Vescovo Puccinelli sentì come un terremoto e poi San Michele gli apparve avvolto in una luce fatta da tutti i colori dell'arcobaleno e gli disse:

Io sono l'Arcangelo Michele

Chiunque utilizzi la pietra di questa grotta sarà guarito dalla peste.

Benedici le pietre e scolpiscivi il segno della Croce e le iniziali del mio nome.
Il vescovo fece come San Michele Arcangelo gli aveva detto e ben presto tutta l'area fu liberata dalla peste.

Ancora oggi si può leggere, sulla statuta di San Michele Arcangelo, l'iscrizione voluta dal Vescovo Pulcinelli:
Al Principe degli Angeli vincitore della peste, patrono e custode, monumento di eterna gratitudine

Alfonso Puccinelli 1656

Villelmus Card. Baum - Penitenziere Maggiore Aloisius De Magistris - Reggente
A onor di cronaca anche di quest'ultima apparizione - prodigio esiste un'altra versione.

Tal Federico Spagnoletta, villico locale, fu colpito dalla peste.

Essendo molto fedele di San Michele Arcangelo, si recò presso la grotta dell'Arcangelo per pregare.

Qui, non ci è noto il perchè, prese delle schegge di pietra e le pose sui bubboni della peste e miracolosamente guarì in pochissimo tempo.

Ma Federico non aveva capito che la sua guarigone era data dalle pietre e dall'intercessione di San Michele Arcangelo.

Anche questa volta San Michele Arcangelo apparve in sogno, spiegandogli cosa gli era accaduto .... e annunciandogli che il miracolo era riprducibile.

La notizia si diffuse molto più velocemente della peste, dato che anche il Vescovo Alfonzo Puccinelli gridò al miracolo.

Da allora la grotta divenne meta incessante dei pellegrini devoti a San Michele Arcangelo e le piccole pietre sono considerate quasi come delle reliquie.

Oltre a quanto sopra scritto su San Michele Arcangelo non ci risultano essere attribuiti ulteriori miracoli .... e se ne siete a conoscenza o avete osservazioni da farci .... siamo a disposizione.

APPARIZIONE DI S. MICHELE A ROMA

Nell'anno 590, essendo Sommo Pontefice S. Gre­gorio Magno, la peste devastava la città di Roma, e una gran moltitudine di persone ogni giorno ca­deva vittima del morbo. S. Gregorio cercò con pubbliche preghiere di ottenere misericordia da Dio, ed un giorno, mentre stava portando processional­mente l'immagine della SS. Vergine verso la Basi­lica di S. Pietro, comparve S. Michele sulla Mole Adriana, avendo in mano una terribile spada in at­teggiamento di rimetterla nel fodero. Era come un segno che cessava quella fiera pestilenza, che tanto aveva desolato Roma. Egli allora intonò un canto mentre facevano eco un gruppo di Angeli intorno alla S. Immagine portata dal Pontefice, rallegrandosi con la S. Vergine per la Risurrezione del suo Divin Figlio: «Regina coeli laetare alleluia, quia quem meruisti portare alleluia, Resurrexit, sicut di­xit alleluia» alla quali parole S. Gregorio soggiun­se: «Ora pro nobis Deum, alleluia». Adunque per intercessione di S. Michele e della SS. Vergine Ro­ma venne liberata da così tremendo flagello, ed in memoria di tale apparizione ivi fu edificata magni­fica Chiesa, ed il luogo venne denominato Castel Sant'Angelo.





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Archangelo Michele : La coroncina angelica

Origine della corona angelica

Questo pio esercizio fu rivelato dall'Arcangelo Michele stesso alla serva di Dio Antonia de Astonac in Portogallo.
Il Principe degli Angeli apparendo alla Serva di Dio disse che voleva essere venerato con nove invocazioni in ricordo dei nove Cori degli Angeli.
Ogni invocazione doveva comprendere il ricordo di un Coro angelico e la recita di un Padre nostro e tre Ave Maria e con­cludersi con la recita di quattro Padre nostro: il primo in suo onore, gli altri tre in onore di S. Gabriele, S. Raffaele e degli Angeli custodi. L'Arcangelo promise ancora di ottenere da Dio che colui che l'avesse venerato con la recita di questa coroncina prima della Comunione, sarebbe stato accompagnato alla sacra Mensa da un Angelo di ciascuno dei nove Cori. A chi l'avesse recitata ogni giorno prometteva la continua particolare assistenza sua e di tutti gli Angeli santi durante la vita e in Purgatorio dopo la morte. Benché queste rivelazioni non siano ufficialmente riconosciute dalla Chiesa, tuttavia tale pia pratica si diffuse tra i devoti dell'Ar­cangelo Michele e dei santi Angeli.
La speranza di ricevere le grazie promesse è stata alimentata e sostenuta dal fatto che il Sommo Pontefice Pio IX fece arricchire di numerose indulgenze questo pio e salutare esercizio.


 
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

S. Michele Arcangelo, difendici nella lotta, per essere salvati nell'estremo giudizio

1a Invocazione
Ad intercessione di S. Michele e del celeste coro dei Serafini, ci renda il Signore degni della fiamma di perfetta carità. Pater, tre Ave al 1° Coro Angelico.
2a invocazione
Ad intercessione di S. Michele Arcangelo e del Coro celeste dei Cherubini, voglia il Signore darci la grazia di abbandonare la vita del peccato e correre in quella della cristiana perfezione. Pater, tre Ave al 2° Coro Angelico.
3a invocazione
Ad intercessione di S. Michele Arcangelo e del sacro Coro dei Troni, infonda il Signore nei nostri cuori lo spirito di vera e sincera umiltà. Pater, tre Ave al 3° Coro Angelico.
4a invocazione
Ad intercessione di S. Michele Arcangelo e del coro celeste delle Dominazioni, ci dia grazia il Signore di dominare i nostri sensi e correggere le corrotte passioni. Pater, tre Ave al 4° Coro Angelico.
5a invocazione
Ad intercessione di S. Michele e del celeste Coro delle Potestà, il Signore si degni di proteggere le anime nostre dalle insidie e tentazioni del demonio. Pater, tre Ave al 5° Coro Angelico.
6a invocazione
Ad intercessione di S. Michele e del Coro delle ammirabili Virtù celesti, non permetta il Signore che cadiamo nelle tentazioni, ma ci liberi dal male. Pater, tre Ave al 6° Coro Angelico.
7a invocazione
Ad intercessione di S. Michele e del Coro celeste dei Principati, riempia Dio le anime nostre dello spirito di vera e sincera obbe­dienza. Pater, tre Ave al 7° Coro Angelico.
8a invocazione
Ad intercessione di S. Michele e del Coro celeste degli Arcange­li, ci conceda il Signore il dono della perseveranza nella fede e nelle opere buone. Pater, tre Ave al 8° Coro Angelico.
9a invocazione
Ad intercessione di S. Michele e del Coro celeste di tutti gli An­geli, si degni il Signore concederci di essere da essi custoditi nella vita presente e poi introdotti nella gloria dei cieli. Pater, tre Ave al 9° Coro Angelico.
Un Padre nostro a San Michele.
Un Padre nostro a San Gabriele.
Un Padre nostro a San Raffaele.
Un Padre nostro allAngelo Custode.
 

Preghiamo

Onnipotente, sempiterno Dio, che con prodigio di bontà e mi­sericordia, per la salvezza degli uomini hai eletto a Principe della tua Chiesa il glorioso San Michele, concedici, mediante la sua benefica protezione, di essere liberi da tutti i nostri spirituali ne­mici. Nell'ora della nostra morte non ci molesti l'antico avversa­rio, ma sia il tuo Arcangelo Michele a condurci alla presenza del­la tua divina Maestà. Amen.


A chi recita quotidianamente la corona angelica, san Michele ha promesso l’assistenza,  in vita, dei santi angeli e dopo la morte, la liberazione dell’anima sua e dei suoi parenti dalle pene del purgatorio.

Per chi vorrebbe andare in pelegrinaggio a pregare L'Archangelo :


Per chi ha bisogno di aiuto perché ha l'impressione di subire attachi del demonio , di Satana :


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