Novena a San Francesco d'Assisi

Novena a S.Francesco d'Assisi

(dal 25 settembre al 3 ottobre) A quelle date e meglio, ma vale sempre :-)

 


1° GIORNO - UBBIDIENZA PRONTA ALLA VOLONTA' DI DIO

S. Francesco, poco tempo dopo la sua conversione, quando gia' alcuni compagni si erano uniti a lui, era molto dubbioso su cio' che doveva fare: se dedicarsi totalmente alla preghiera con una vita contemplativa oppure operare per la salvezza del prossimo predicando il Vangelo.
Desiderava ardentemente conoscere la volontà di Dio e, poiche' la sua grande umilta' non gli permetteva di fidarsi delle sue ispirazioni o della sua preghiera, mando' frate Masseo da due anime sante: frate Silvestro e sorella Chiara per chiedere loro di comandare al Signore, nella preghiera, quale fosse la strada che Gesu' aveva tracciato per lui.
Frate Silvestro era uomo di grande santita' e tutto cio' che chiedeva a Dio, l'otteneva. Per questo Francesco si era rivolto a lui. Frate Silvestro si mise subito in preghiera e ben presto ebbe la risposta. Anche Chiara e le sue compagne ebbero da Dio lo Stesso messaggio: "Iddio non t'a' eletto per te solo, ma ringraziandio per la salute di molti ("Dio non ti ha colmato di favori per te solo, ma anche per la salvezza di molti).
Appena Francesco seppe la volonta' di Gesu', si alzo' dicendo: "Nel nome di Dio, andiamo".

Proponimento

- Chiediamo a Dio, con la preghiera, che ci illumini sulle scelte della nostra vita;
- cerchiamo di imitare la prontezza e l'entusiasmo di Francesco nell'adempiere alla volontà di Dio.

Pater, Ave, Gloria

S. Francesco, prega per noi.

2° GIORNO - S. FRANCESCO E GLI UCCELLI



Un giorno, S. Francesco camminava con alcuni frati nella pianura di Assisi quando alzo' gli occhi e vide moltissimi uccelli. Disse allora ai suoi compagni: "Aspettate qui perche' vado nel campo a predicare anche a loro.
Appena inizio' a parlare, gli uccelli si posarono sugli alberi e rimasero fermi, finche' il Santo non li ebbe benedetti.
S. Francesco parlo' cosi': "Sorelle e fratelli miei, dovete essere molto riconoscenti al vostro Creatore Iddio e dovete ringraziarLo in ogni luogo, perché vi ha donato l'aria e la liberta' di volare dove vi piace.
Oltre a questo, voi non seminate e non mietete, eppure Dio vi nutre; Egli vi ha dato le fonti per dissetarvi, i monti e le valli per rifugiarvi, gli alberi per costruire i vostri nidi. Voi non sapete filare ne' cucire, eppure Dio veste voi e i vostri figlioli. Il vostro Creatore vi ama molto poiche' vi dona tanti benefici, perciò state ben lontani dal peccato dell'ingratitudine e pensate sempre a lodare Dio".
A queste parole gli uccelli cominciarono ad allungare i colli, ad aprire i becchi e le ali e con rispetto a chinare le testine in basso, poi, con trilli e movimenti, dimostravano che le parole di S. Francesco avevano dato loro molta gioia.
Anche il Santo si rallegrava con loro e si stupiva di un cosi' gran numero di uccelli e delle loro bellissime varieta'. Egli gioiva nel vedere come accoglievano la sua parola e come devotamente, secondo i loro modi, pareva lodassero il Creatore. Francesco li accarezzava e passava accanto a loro, sfiorava le testine e i corpi con la tunica, ma essi non volavano via. Alla fine li benedisse con un segno di Croce e diede loro il permesso di andarsene.
Allora tutti gli uccelli, con meravigliosi canti, si alzarono in volo separandosi in quattro schiere secondo la croce che S. Francesco aveva tracciato su di loro, e dirigendosi verso i quattro punti cardinali.
Essi dimostravano che la predicazione della croce di Cristo, rinnovata da S. Francesco, doveva essere portata con gioia da lui e dai suoi frati, in tutte le parti del mondo.

Proponimento

- Imitiamo S. Francesco nel contemplare la creazione come specchio del Creatore;
- ringraziamo Dio per il dono della creazione;
- cerchiamo di avere sempre rispetto per ogni creatura, in quanto espressione dell'amore del Creatore;
- riconosciamo in ogni essere creato un nostro fratello.

Pater, Ave, Gloria

S. Francesco, prega per noi.

3° GIORNO - L'UMILTA' DI S. FRANCESCO
 





S. Francesco si trovava alla Porziuncola con frate Masseo, uomo di grande santita' e grazia nel parlare di Dio. Per questo il Santo lo amava molto. Un giorno, mentre Francesco tornava dal bosco, dove era stato a pregare, frate Masseo, che voleva provare la sua umilta', gli ando'incontro dicendogli: "Perche' proprio a te? Perche' tutto il mondo vien dietro a te e tutti vogliono vederti, ascoltarti e ubbidirti? Tu non sei bello, non hai grande cultura, non sei nobile. Perche', dunque, tutti ti seguono cosi'?".
S. Francesco a queste parole si rallegro' molto e, guardando il cielo, rimase per molto tempo rapito in Dio. Quando ritorno' in se', si inginocchio' lodando e ringraziando il Signore, poi, molto infervorato, rispose a frate Masseo: "Vuoi sapere perche' il mondo segue proprio me? Vedi, gli occhi dell'Altissimo Iddio, che vedono in ogni luogo e in ogni cuore, hanno visto che non esiste peccatore piu' vile, piu' misero di me sulla terra. Per questo, per attuare il suo grande disegno, Dio ha scelto me, per confondere la nobilta', la grandezza e la potenza del mondo, affinche' si sappia che ogni virtu' e ogni bene non provengono dalle creature ma dal Creatore e nessuno possa gloriarsi davanti a Dio (Cor 1,27-31).
Solo a Lui ogni onore e gloria, nei secoli dei secoli".
Frate Masseo, davanti ad una risposta cosi' umile, fu meravigliato e spaventato nel comprendere la profondita' dell'umilta' di Francesco.

Proponimento

- Sull'esempio di Francesco, non esaltiamoci ne' di fronte agli nomini ne' di fronte a Dio;
- Abituiamoci a rendere onore e gloria a Dio per quanto Egli opera per mezzo di noi.

Pater, Ave, Gloria

S. Francesco, prega per noi.

4° GIORNO - L'AMORE Dl DIO IN S. FRANCESCO E S. CHIARA
 



Quando S. Francesco era ad Assisi, visitava spesso S.Chiara dandole santi consigli. Lei aveva un grandissimo desiderio di pranzare almeno una volta con lui, ma il Santo non aveva mai acconsentito.
Un giorno, i frati dissero a Francesco:"Padre, a noi non sembra che questa tua rigidita' sia secondo la carita' divina. Potresti proprio accontentare le richieste di Chiara, sorella cosi' santa e tanto cara a Dio che ha abbandonato il mondo dopo aver ascoltato le tue parole". S. Francesco allora rispose: "Poiche' vi sembra bene, allora chiederemo a sorella Chiara di uscire da S. Damiano, dove e' rinchiusa da tanto tempo, per venire a mangiare con noi davanti a S. Maria degli Angeli, dove le furono tagliati i capelli e divenne sposa di Gesu' Cristo".
Quando giunse il giorno stabilito, S. Chiara, accompagnata da una sorella e da alcuni frati, arrivo' a S. Maria degli Angeli.
Il pranzo era molto povero e apparecchiato per terra, come era solito fare il Santo. Quando furono pronte le vivande, Francesco comincio' a parlare cosi' soavemente di Dio, che scese su di loro l'abbondanza della grazia divina e furono subito rapiti in Dio. Rimasero fermi, con gli occhi al cielo e le mani alzate.
Nel frattempo gli uomini di Assisi, guardando verso la pianura, videro come un grande fuoco sulla chiesa di S. Maria degli Angeli, sulla pianura intorno e sul bosco. Accorsero in fretta per spegnere l'incendio, ma, quando giunsero nel luogo, videro che nulla bruciava. Trovarono S.Francesco con S.Chiara e tutti i loro compagni rapiti in contemplazione di Dio, seduti intorno a quella povera mensa, e compresero che quello era fuoco divino, non materiale, che Dio aveva fatto apparire miracolosamente e che simboleggiava il fuoco del divino amore del quale ardevano le anime di quei Santi, frati e monache. Gli uomini allora tornarono ad Assisi con il cuore traboccante di gioia.
Dopo molto tempo, quando Francesco, Chiara e i loro compagni si risvegliarono dall'estasi, sentendosi ristorati dal cibo spirituale, si preoccuparono ben poco di quello materiale, comunque mangiarono insieme benedicendo il Signore!

Proponimento

- ricordiamoci che e' indispensabile trovare il tempo per la preghiera, alimento spirituale della nostra anima;
Pater, Ave, Gloria

S. Francesco, prega per noi.

5° GIORNO - S. FRANCESCO E LA POVERTA'



Nella I regola, S.Francesco scrisse:
"La regola e la vita dei frati e' questa, cioe' vivere in obbedienza, in castita' e senza nulla di proprio, seguendo l'insegnamento e l'esempio del Signore nostro Gesu' Cristo, il quale dice: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi» (Mt 19,21). I frati non si approprino di niente: ne' casa, ne' luogo, ne' cosa alcuna".
Anche nell'ultima volonta' che S.Francesco scrisse a S.Chiara si legge: "lo piccolo frate Francesco voglio seguire la vita e la poverta'dell'altissimo Signore nostro Gesu' Cristo e della sua Santissima Madre e perseverare in tal vita sino alla fine. E prego voi, signore mie, e vi consiglio di vivere sempre in codesta santissima vita e poverta'".
S. Francesco, per essere veramente povero, volle guadagnare con il sudore della propria fronte il necessario alla vita. Il lavoro doveva essere solo strumento per guadagnare quanto permetteva a lui ed ai suoi frati di avere abitazioni, vesti e mense povere.
La poverta' di S.Francesco e dei suoi primi compagni rifulgeva in modo particolare nelle abitazioni. Dopo avere abbandonato la casa paterna, suo rifugio fu una grotta presso Assisi, e poi non ebbe fissa dimora sino a quando con i primi frati "si raccoglieva presso la citta' di Assisi in un luogo che si chiama Rivotorto".
Francesco e i suoi frati vivevano in un tugurio abbandonato, nella piu' completa indigenza, molto spesso privi anche del pane. Quel luogo era cosi' stretto che si poteva a mala pena stare seduti o distesi, ma tra loro non si udiva mormorazione ne' lamento, anzi ognuno conservava la sua serenita' con "tranquillita' di cuore e allegrezza di spirito".
Francesco sosteneva che "si sale prima in Cielo da un tugurio che da un palazzo".
Ricercava sempre la santa semplicitaà e non permetteva che la strettezza del luogo trattenesse le espansioni del cuore. Scriveva percio' il nome dei frati sui travicelli del tugurio, affinché ognuno, volendo pregare o dormire, potesse riconoscere il suo posto e l'angustia del luogo non turbasse il raccoglimento dello spirito.

Proponimento

- Sull'esempio di Francesco, ricordiamoci che Gesu' volle scegliere per Se' e per sua Madre la poverta';
- Cerchiamo il distacco dalle cose della terra per essere sempre piu' protesi verso le realta' dei Cielo.

Pater, Ave, Gloria

S. Francesco, prega per noi.

6° GIORNO - LA PENITENZA 



Francesco era di costituzione gracile e debole già dalla giovinezza, eppure sottopose il suo corpo a penitenze e ristrettezze rigidissime!
La sua penitenza inizio' con l'amore verso i lebbrosi.
"Un giorno, cavalcando presso Assisi, ne incontro' uno e, sebbene ne provasse non poca molestia e orrore, pure balzo' di cavallo e corse a baciarlo e il lebbroso tendendogli la mano come per ricevere l'elemosina, ricevette insieme da lui il denaro e un bacio. Ed egli, subito risalito a cavallo, volgendosi di qua e di la', ed era in un campo aperto senza alcun ostacolo allo sguardo, non vide piu' il lebbroso. Onde, ripieno di meraviglia e di gioia, pochi giorni dopo vuole ripetere l'atto; si reca alla dimora dei lebbrosi e ad ognuno, distribuendo l'elemosina, bacia la mano e la bocca. Cosi' prende le cose amare invece delle dolci e si prepara virilmente ad osservare gli altri comandamenti".
In seguito si reco' tra i lebbrosi e rimase con loro, servendoli in tutte le loro necessita' per amore di Dio, lavando i loro corpi deformati e tergendo "la materia delle piaghe". Celano ci assicura che prima della conversione, Francesco inorridiva alla vista dei lebbrosi e, quando da lontano scorgeva i loro rifugi, si turava le narici con le mani.
Per il riposo, Francesco non voleva materassi o coperte: egli si stendeva al suolo sopra la sua tunica e spesso per dormire stava seduto appoggiandosi ad un guanciale di legno o di pietra.
Riteneva molto utile la mortificazione della lingua e per questo scrisse: "Beato quel religioso che non trova giubilo e letizia se non nei santissimi ragionamenti e nelle opere di Dio e con questi conduce gli uomini ad amare Dio, in gaudio e letizia. E guai al religioso che si diletta di parole inutili e vane e con queste spinge gli uomini al riso".
Nella vita di S.Francesco appare soprattutto evidente la necessita' di mortificare la gola. "Francesco martoriava il suo corpo astenendosi dal cibo e dal bere. Raramente nei periodi in cui era in buona salute, ammetteva i cibi cotti. Quando li accettava, li mangiava dopo averli mescolati con la cenere oppure li rendeva estremamente insipidi allungandoli con molta acqua. Egli era molto severo con se stesso ma nello stesso tempo era indulgente con gli altri e volle sempre che le penitenze dei suoi frati non fossero esagerate perche' diceva che anche "fratello corpo ha le sue esigenze che debbono essere soddisfatte affinche' l'uomo possa impegnarsi nell'esercizio del dovere quotidiano e vegliare nella preghiera.

Proponimento

- mortifichiamo i desideri del corpo, affinche' siano sempre subordinati alle esigenze dello spirito.

Pater, Ave, Gloria

S. Francesco, prega per noi.

7° GIORNO - COME S. FRANCESCO SEPPE SOPPORTARE LE AVVERSITA'



Dopo la sua conversione, S.Francesco dovette superare gravi difficolta', ma seppe reagire «con molta fermezza nelle tribolazioni» (2 Cor 6,4) e seppe conservare la «gioia dello Spirito Santo» (1 Ts 1,6) nonostante le avversita'.
Quando Francesco decise di vivere secondo il Vangelo, si trovo' davanti la violenta opposizione dei parenti. Il padre, considerando pazzia l'abbandono delle cose del mondo per il servizio di Cristo, comincio' a perseguitarlo con minacce.
lì Santo, dopo aver pianto e pregato, ebbe luce e forza da Dio, tanto che seppe affrontare con gioia anche gli improperi
Anche i suoi compagni di un tempo, vedendolo tanto cambiato e prostrato dalla penitenza, lo insultavano e gli scagliavano addosso il fango e le pietre della strada, perche' lo ritenevano pazzo.
Francesco sopportava con gioia ogni pena, pensando alle sofferenze e alle incomprensioni sopportate da Gesu', il Figlio di Dio.
Piu' tardi si vide combattuto da alcuni dei suoi frati che lo ostacolavano pretendendo di modificare la regola. Egli voleva applicare letteralmente il Santo Vangelo, ma i frati piu' letterati e sapienti pretendevano di mitigare i punti piu' rigidi, quelli che richiedevano maggior penitenza e sacrifici per l'imitazione integrale della vita di Gesu' e fu cosi' grande e forte la loro opposizione che Francesco fu costretto a dimettersi dal governo dell'Ordine.
Egli superava con molta umilta' tali contrasti e diceva: "E' segno di grande amore quando il Signore punisce bene il servo suo di tutti i suoi difetti in questo mondo, accio' che non ne sia punito nell'altro. E io sono pronto a sostenere allegramente ogni pena e ogni avversita' che tu, o Dio, mi vuoi mandare per i miei peccati".
S. Francesco riusci' a superare le difficolta' con umilta' e letizia.

Proponimento

- impegnamoci ad accettare anche le opposizioni dei piu' vicini e dei piu' cari quando Dio ci chiama per una strada che essi non condividono;
- accettiamo con umilta' i contrasti nell'ambiente in cui quotidianamente viviamo, ma difendiamo con fermezza quanto ci sembra utile per il bene nostro e di coloro che ci stanno vicino e, soprattutto, perla gloria di Dio.

Pater, Ave, Gloria

S. Francesco, prega per noi.

8° GIORNO - COME S. FRANCESCO SEPPE SOFFRIRE SORRIDENDO

Sono state numerose e dolorose le malattie sofferto da S. Francesco, ma esse non lo privarono mai della sua proverbiale letizia; soffri', infatti, sorridendo e ringraziando il Signore per le sofferenze. Considero' anche lo malattie un'espressione della bonta' di Dio e attese la morte cantando.
Aveva una grave malattia agli occhi ed il male sembrava progredire di giorno in giorno per mancanza di cure. Stava per perdere la vista, ma rifiutava ogni cura perche' era sempre molto severo con il suo corpo. Quando frate Ella e il Cardinale Ugolino riuscirono a convincerlo ad "usare con minori scrupoli qualche riguardo per il suo male", la malattia ora cosi' grave che richiedeva grande competenza da parte dei medici e "dolorosissimi mezzi di cura".
Nella primavera del 1225, la malattia agli occhi era tanto peggiorata che Francesco "non poteva scorgere la luce del giorno né quella del fuoco durante la notte". Parti' allora per andare da un medico che tutti dicevano espertissimo nella cura di questo male. Francesco portava un grande cappuccio fatto dai frati e sugli occhi una benda di lana o lino cucita al cappuccio, perche' vedere la luce gli causava fortissimi dolori.
Il medico penso' di curarlo con bruciature. Porto' un ferro o lo fece arroventare davanti al Santo, il quale cerco' di darsi coraggio dicendo al fuoco: "Frate fuoco, nobile e utile creatura tra le creature dell'Altissimo, usami cortesia in quest'ora: un giorno io ti ho amato e ancora voglio amarti per amore di quel Signore che ti creo'. E prego il Creatore nostro che temperi il tuo calore, perche' io possa sopportarlo".
Terminata la preghiera, benedisse il fuoco. I frati presenti fuggirono tutti, presi dalla pieta' e dalla compassione. Quando il medico ebbe finito la dolorosissima operazione, i frati rientrarono e S. Francesco racconto' loro di non aver sentito dolore alcuno e neppure il calore del fuoco. Anche il medico, molto meravigliato, confermo' che il Santo non si era neppure scomposto e disse:
"Fratelli, avrei temuto non solo di lui, debole o infermo, ma anche di uno forte e sano, che non avesse potuto sopportare una cottura cosi' forte. Ne ho fatto esperienza in altri". "Per quasi due anni ebbe a sostenere queste sofferenze con pazienza o umilta', di tutto rendendo grazie a Dio".
Quando S.Francesco ricevette le stimmate, le sue sofferenze furono notevolmente accentuate. "Quelle piaghe santissime, in quanto gli erano impresso da Cristo, gli dettero al cuore grandissima allegrezza, niente di meno alla carne sua e ai sentimenti corporali a cui davano intollerabile dolore". Per poter camminare e perche' non si vedessero le ferite ai piedi, indosso' dei "calzerotti di lana" mettendo un pezzetto di pelle sulle ferite per evitare il contatto con la lana ruvida. Dopo aver ricevuto le stimmate scese da La Verna e, come racconta S. Bonaventura: "Incomincio' ad andare soggetto a molte e varie malattie".
Francesco sopportava tutto con gioia, giungendo a considerare le malattie come sorelle. Infatti, il Celano racconta: "Fu un vero miracolo che, cosi' affranto per le sofferenze in ogni parte del corpo, avesse ancora la forza di resistere. Pure queste angosce non le chiamava pene, ma sorelle".

Proponimento

- chiediamo a Francesco la sua gioia e serenita' nelle malattie, pensando che la sofferenza e' un grande dono di Dio in vista della nostra gioia futura;
- seguendo l'esempio di Francesco, sopportiamo le malattie con pazienza e senza far pesare il nostro dolore sugli altri;
- cerchiamo di ringraziare il Signore non solo quando ci dona la gioia, ma anche quando permette le malattie.

Pater, Ave, Gloria

S. Francesco, prega per noi.

9° GIORNO - COME S. FRANCESCO ACCOLSE LA MORTE


Il Celano racconta che la malattia di S.Francesco si stava aggravando e il corpo del Santo si indeboliva sempre piu', tanto che non poteva piu' muoversi. Un frate chiese a Francesco se preferisse la sofferenza lunga e continua di tale grave infermita' oppure il martirio, la morte violenta e atroce provocata dal carnefice.
Egli rispose: "O figlio, la cosa che mi e' piu' cara, piu' dolce, piu' gradita, e' che si adempia in me e su di me la volonta' del Signore Iddio. lo voglio essere totalmente concord e obbediente soltanto alla Sua volonta'. Ma se dovessi guardare non al premio, ma solo al dolore fisico che provo e' per me più atroce di qualunque martirio tollerare questa malattia anche solo tre giorni".
Nel 20" anno della sua conversione, due anni dopo l'impressione dello stimmate, "squadrato ormai da numerosi colpi di dolore e infermita',... come pietra da collocare nella Gerusalemme celeste o come lavoro malleabile portato a perfezione dal martello delle molteplici tribolazioni", S.Francesco chiese di essere portato a S.Maria della Porziuncola per morire proprio nel luogo dove aveva ricevuto lo Spirito della grazia di Dio.
Baciando la terra, disse: "Ti ringrazio, Signore Dio, di tutte queste mie sofferenze e ti prego, o Signore, che me ne mandi altre cento, se cosi' ti piace: poiche' questo mi sarà graditissimo; colpendomi con il dolore tu mi risparmi; mentre l'adempimento della tua santa volonta' costituisce per me una grandissima consolazione". "Quel padre santissimo riputava sempre cosa dolce cio' che sapeva di amaro al corpo ed attingeva di continuo immensa dolcezza dall' umilta' e dall'imitazione del Figlio di Dio".
Quando S.Francesco era colpito da sofferenze piu' forti, cantava o faceva cantare dai suoi compagni "lo lodi dello creature", il cantico di frate sole che egli Stesso aveva composto.
Quando seppe che la morto era imminente, nonostante soffrisse moltissimo fisicamente, egli gioì e lodo' il Signore con grande trasporto, poi disse a un frate: "Se al mio Signore piace che io muoia tra breve, fa' venire a me frate Angelo e frate Leone affinche' mi cantino di sorella morte". Quando i due frati furono davanti a lui, addolorati e piangenti, cantarono il cantico di frate sole e Francesco aggiunse anche alcuni versi su "sorella morte":
"Laudato sii, mi' Signore, per sora nostra morte corporale
da la quale nullo homo vivente puo' scampare, guai a quelli che morranno ne le peccata mortali,
beati quelli che trovara' ne le tue sanctissime voluntate che la morte secunda nol fara' male".

Proponimento

- viviamo ogni istante della nostra vita terrena come mezzo per conseguire la gioia eterna.

Pater, Ave, Gloria

S. Francesco, prega per noi.
 

Diventare frate? Diventare prete? oppure suora?


Cosa vuoi Signore da me?

Preghiera semplice di S. Francesco d’Assisi

Signore fa di me uno strumento della tua Pace:

Dove è odio, ch’io porti l’Amore,
Dove è offesa, ch’io porti il Perdono.
Dove è discordia, ch’io porti l’Unione.
Dove è dubbio, ch’io porti la Fede.
Dove è errore, ch’io porti la Verità.
Dove è disperazione, ch’io porti la Speranza.
Dove è tristezza, ch’io porti la Gioia.
Dove sono le tenebre,. ch’io porti la Luce.
Fa ch’io non cerchi tanto:
Ad essere consolato, quanto a consolare.
Ad essere compreso, quanto a comprendere.
Ad essere amato, quanto ad amare.
Poiché Si è: Dando che si riceve;
Perdonando che si è perdonati;
morendo, che si risuscita a Vita eterna.


http://www.vocazionefrancescana.org/2011/02/prete-o-frate-quale-la-differenza.html

Chi sono i frati? Non ci capisco niente!

Diventare prete

Diventare sacerdote

Adsum film sui sacerdoti ( francese )

Come amare ?

Quale è lo scopo della mia vità?

Per cosa vale la pena vivere?

Se ti chiama, buttati

Le 6 paure del chiamato

Amare smisuratamente

La vocazione, cosa è e cosa non è

Vità da frati

Diventare suora , ma siamo matti!!!

Diventare suora, Si!

Giocare o gioccarsi

Indignati...o... Ardenti !?

Vocazione per giovanissimi

Di cosa vivono i frati?

La vocazione, tabù o opportunità?

Le 6 leggi della ricerca vocazionale

Fa della tua vità un dono d'amore

Chi sono e che fanno i frati?

Potrei diventare frate religioso - cosa significa?

Mi sento chiamato ma amo le donne!

http://www.vocazionefrancescana.org/p/diventare-frate.html

Che percorso per diventare frate?

Serve un diploma per diventare frate?

Ti seguirò dovunque andrai

Vieni e seguimi

Quanto mi costa diventare frate?

E se ho paura?

Vorrei diventare frate ma non mi sento degno

Esigenza della chiamata

Le 6 grave sindromi della ricerca vocazionale

Hai letto il vangelo di oggi?

Tentazioni e divisioni

Chi sei tu?

Senza silenzio, non ci sono domande

Conversione, da cosa e verso chi?

Francesco ! va...

Frati e suore francescane

Cosa è il TAU?

Lasciare tutto perchè?

Volevo sposarmi!

Una cosa sola ti manca

Pellegrini nel deserto

Una vità di gioia

Nel mondo, non del mondo

Ti seguo e non ti seguo

La vocazione, una caccia al tesoro

Cavallieri del Gran Re

Francescani nel mondo

Voglio diventare frate ma i miei sono contrari

Diventare frate, che requisiti

Quanto mi costa seguire il Signore?

Ti seguirò. Però prima!

Chi è e a cosa serve un padre spirituale?

Molti sono chiamati ma pochi eletti

Messaggio in bottiglia

Tu mi stai a cuore più della mia vità!


Diventare prete, come dirlo alla mia ragazza?

Suora ... è bella!!!

Il Signore vi chiama .. non digli di no!

Domani, domani, domani

Una tunica col cappuccio e una cinta!

La purezza

Diventare suora e dare la vità all'amore

Chi è e come vive un frate francescano?





Francescani e missionari

Dare la vità, un cammino da scegliere

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Siate Santi









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Sei giovane e non sei mai andato/a ad Assisi.
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Quel viaggio è fatto per te :  27/28/29 settembre http://www.festivalfrancescano.it/



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Tante persone criticano la Chiesa. Non hanno coscienza che la Chiesa siamo noi!!!Siete voi!!!!
La Chiesa con i suoi difetti , siamo noi con i nostri difetti. Siete voi con i vostri difetti!!!
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Il Signore è stato messo in croce proprio per salvarci. Dalla Creazione siamo pieni di difetti.
Basta aprire la Bibbia e lo leggete dovunque. Anche gli apostoli hanno avuto i loro momenti di debolezza. Lo hanno abbandonato.

Invece di mettere in evidenza i difetti della Chiesa, Gesù ci chiede di RIPARARLA.

Non te la senti, non hai tempo ... ti annoii a messa .... Ed è proprio tramite questo comportamente che si creano le ragnatelle nella Chiesa.

Ti dirò anche di più !!!! Ti perdi qualcosa .... Fratelli e sorelle che vogliono vivere la Chiesa cantando, ballando, ridendo, nella condivisione, ce ne sono tanti.

E probabilmente che non hai alzato gli occhi verso la buona direzione.

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Guardiamo un pò in questi link le varie iniziative, create da tante persone che hanno deciso di rendere la Chiesa viva e bella :




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Pensi ancora che possa essere noioso vivere il cammino di Dio???!!!!  Certo di NO!!!!!




Come vivere il lutto - preghiera per i defunti


Per chi è nel lutto : 20.12.2011 messaggio dato a Bernadette

La vita è eterna perché voi siete figli di Dio e Dio è eterno.

Voi che mi seguite credete in questo, ma spesso in modo troppo superficiale perché, quando sopraggiunge il dolore del lutto, non sapete viverlo cristianamente.


A volte il lutto per un vostro caro sopraggiunge in modo improvviso, altre volte dopo lunga malattia, ma sempre vi ferisce nei vostri sentimenti e vi mette di fronte alla cruda realtà della morte. Sì, la morte è una realtà cruda e dolorosa, che ferisce profondamente il cuore e pone l’intelletto di fronte al buio del Mistero.
Spesso vi ponete molte domande sulla vostra condotta, vi chiedete se avete tenuto un comportamento giusto, se vi sono rimasti debiti d’amore con la persona che vi ha lasciato. Le coscienze più delicate si trovano sempre in difetto, mentre altre non ci stanno a pensare tanto. In verità avete debiti d’amore con Dio e con tutti i fratelli, ma avete tempo, in questa vita, per riparare il male fatto e il bene omessoper mezzo della preghiera. 

La preghiera, infatti, è sempre utile al defunto, anche se questi fosse puro e potesse raggiungere immediatamente la beatitudine eterna. Il più delle volte, però, necessitano tempi di purificazione, che potete abbreviare per mezzo della preghiera. In questo modo farete del bene al vostro caro e, nel medesimo tempo, farete il vostro dovere di figli di Dio.


Quando una persona termina il suo percorso terreno, lascia un grande vuoto che non si potrà più colmare, perché la sua presenza fisica non potrà più esserci tra di voi. Molti vorrebbero sapere dove vanno e cosa ne è dei loro cari defunti. Ci vuole rispetto per il Mistero che non potete comprendere. Ci vuole rispetto per Dio, che è Padre di tutti e ama tutti. Ci vuole rispetto per le decisioni di Dio, che chiama a Sé i figli nel momento più opportuno: sia i giovani che gli anziani, sia i sani che i malati. Ci vuole rispetto per quello che Dio vuole e pure per quello che Dio permette. Infatti, come già vi dissi molte altre volte, tutto quello che Dio permette è per trarne del bene. Un giorno capirete tutte queste cose che ora non potete comprendere e loderete Dio per la sua Sapienza.


La morte dei propri cari scatena nel cuore di molti una grande ribellione ed Io comprendo questo perché conosco bene la vostra natura e i vostri limiti. Voglio, però, ricordarvi quanto dimenticate con troppa facilità: la vita è eterna e voi, al tempo stabilito, vi ricongiungerete con loro.
Io sono la Risurrezione e la Vita e in Me sono tutte le creature che erano, che sono e che saranno. Non abbiate paura della morte fisica, perché è un “passaggio”, un salire verso una realtà superiore a quella che state vivendo.
Non piangete troppo i vostri cari che più non sono tra di voi, non piangeteli come se fossero morti perché, in verità, essi vivono. Non sono morti e non moriranno mai.
Io ho vinto la morte e vi ho redenti nella totalità del vostro essere. Alla fine del processo di redenzione, ciascuno sarà completamente una creatura nuova, un essere perfetto, a somiglianza di Dio. Siete formati da spirito, anima e corpo: tutto deve essere santificato. Il corpo attraversa la morte e poi, nel tempo stabilito, risorge. Ogni cosa deve avvenire secondo il Progetto di Dio, individuale e universale, che voi non potete conoscere. Abbiate fede in Dio!



Una domanda che spesso affligge i vostri cuori riguarda il vostro stato di peccatori e, in questo caso, anche quello dei vostri cari defunti ed è giusto che sia così. Quello che non mi piace è che, invece di fare quanto vi è possibile fare, a volte vi crogiolate in una pigrizia triste e infruttifera. A che serve pensare e ripensare a troppe cose del passato e perdere così tempo prezioso che potreste dedicare alla preghiera e alle buone opere di suffragio?

Fate buon uso del vostro tempo, perché è misurato e non potrete aggiungere neppure un’ora.

Siete chiamati a prepararvi per la vostra vita futura con degni frutti di conversione.
Siete chiamati a vivere la carità verso tutti e specialmente verso i vostri cari che vi hanno lasciato per precedervi nell’altra vita. Pregate per loro e credete che essi sono vivi, vi amano e continueranno ad amarvi per sempre.
Non piangete troppo per i vostri cari che più non condividono fisicamente le vostre vicende terrene, perché sono ancora vicini a voi, anche se voi non riuscite a percepire la loro presenza.

Pensate a loro come viventi e amateli come tali. L’amore è più forte della morte e del tempo; l’amore che vi ha legato a loro non avrà mai fine.
Non piangete troppo per i vostri cari, perché essi condividono ancora, anche se in modo diverso, le vostre vite e intercedono per voi. Anche per il loro amore riprendete con coraggio il cammino della vita, confidando nel Buon Dio che sempre vi assiste premurosamente.

Non piangete troppo per i vostri cari e credete che essi vi aiutano, giorno dopo giorno, e attendono di potervi riabbracciare nell’abbraccio eterno della Vita che non muore.

I vostri cari non sono estranei ai vostri problemi quotidiani, non sono lontani, non sono assenti.
Essi sono in Me e come Io sono sempre con voi, ugualmente loro sono sempre con voi, sempre presenti. Il loro amore per voi ora è molto più bello e puro di prima e il loro aiuto è più efficace, anche se questo rimane invisibile ai vostri occhi.

Pensando a loro, tenete fisso lo sguardo sullo scopo della vostra vita terrena.

Io benedico anche le lacrime che versate per i vostri cari defunti, ma vi esorto a non piangere troppo e a riprendere il cammino della fede con costanza e perseveranza, rendendo grazie a Dio perché sempre vi sostiene.

Pregate per la salvezza di tutte le anime. Pregate per coloro che non pregano. Pregate per tutte le anime del purgatorio. Invocate la Divina Misericordia per tutti: questo Io vi chiedo.
Piccoli cari, aiutatemi con la preghiera, aiutatemi con la conversione, aiutatemi a salvare tutti.

Non piangete troppo per i vostri cari defunti. Credete in Dio e al Mistero della Vita- CHE IO SONO-.


Vi amo, accogliete il mio Amore.



Gesù Risorto

( http://www.messaggi-cristiani.it/index.htm )

PREGHIERA PER I DEFUNTI DA RECITARSI PER 33 GIORNI

La forza e la potenzialità di questa preghiera sono straordinarie. Se recitata con fede e costanza, grandi sono le grazie che essa può far ottenere. Innanzitutto, può servire per la salvezza certa di tante anime del purgatorio che aspettano le nostre preghiere, ma può essere utilizzata anche come preghiera personale per ottenere la grazia a noi necessaria. La preghiera deve essere ripetuta per 33 giorni. Una volta a setti­mana si deve prendere la Comunione, ed in più la Comunione deve essere presa in suffragio di detta anima. Se si riuscirà a far coin­cidere il 33° giorno con una Festa importante, per esempio il Natale o il giorno dei Santi, la preghiera sarà ancora più forte. Ogni giorno Ripetere 33 volte di seguito 

 
"Eterno Padre, io Ti offro il Sangue preziosissimo di Gesù Cristo scaturito dalla piaga della mano destra in suffragio dell'anima più sofferente del purgatorio. Vergine Maria, consolatrice degli afflitti e Tu, San Giuseppe intercedi per questa anima. E tu, anima bene­detta, vai avanti a Dio, domanda per me questa grazia, e se è utile alla salvezza dell'anima mia fai in modo che mi sia concessa". Amen.

Ripetere 7 volte di seguito

"Addolorata Vergine Maria prega per quest'anima del Purgatorio".
7 L'eterno riposo.

ETERNO RIPOSO :
L'Eterno riposo dona loro o Signore e splenda ad essi la Luce Perpetua, riposino in pace. Amen
Ricorda:
La prima settimana si offrirà il sangue della mano destra
La seconda settimana si offrirà il sangue della mano sinistra.
La terza settimana si offrirà il sangue del piede destro.
La quarta settimana si offrirà il sangue del piede sini­stro.
Gli ultimi 5 giorni si offrirà il sangue e l'acqua scatu­riti dal Sacro Costato.
Occorrerà, in fine, ogni settimana e l'ultimo giorno della preghiera (il 33°) prendere la comunione in suf­fragio di detta anima. Si suggerisce nel limite del possibile far coincidere il (33°) giorno con una festa importante come il Natale o il giorno dei Santi, perché la preghiera risulti essere anco­ra più forte.


Santa Chiara

Festa : 800 anni della consacrazione di Santa Chiara di Assisi





Vedi il film , è davvero bello! clicchi qui : Chiara
 e anche qua Chiara2

Le regole delle Clarisse

1. La Forma di vita dell'Ordine delle Sorelle Povere, istituita dal beato Francesco, è questa: Osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità.
Chiara indegna serva di Cristo e pianticella del beatissimo padre Francesco, promette obbedienza e riverenza al signor papa Innocenzo e ai suoi successori, canonicamente eletti e alla Chiesa Romana.
E, come al principio della sua conversione, insieme alle sue sorelle, promise obbedienza al beato Francesco, cosi promette di mantenerla inviolabilmente ai suoi successori.

2. Quando qualcuna, per divina ispirazione, verrà a noi con la determinazione di abbracciare questa vita, l'abbadessa sia tenuta a chiedere il consenso di tutte le sorelle e se la maggioranza acconsentirà, la possa accettare, dopo aver ottenuto licenza dal signor cardinale nostro protettore…
E se sarà idonea, le si dica la parola del santo Vangelo: che vada e venda tutte le sue sostanze e procuri di distribuirle ai poveri. Se ciò non potesse fare, basta ad essa la buona volontà.

Poi, tosati i capelli in tondo e deposto l'abito secolare, le conceda tre tonache e il mantello. Da quel momento non le è più lecito uscire fuori di monastero, senza un utile, ragionevole, manifesto e approvato motivo.
E per amore del santissimo Bambino, ravvolto in poveri pannicelli e adagiato nel presepio , e della sua santissima Madre, ammonisco, prego caldamente ed esorto le mie sorelle a vestire sempre indumenti vili.
6. Dopo che l'altissimo Padre celeste si degnò illuminare l'anima mia mediante la sua grazia perché, seguendo l'esempio e gli insegnamenti del beatissimo padre nostro Francesco, io facessi penitenza, poco tempo dopo la conversione di lui, liberamente, insieme con le mie sorelle, gli promisi obbedienza.

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Il beato padre, poi, considerando che noi non temevamo nessuna povertà, fatica, tribolazione, umiliazione e disprezzo del mondo, che anzi l'avevamo in conto di grande delizia, mosso da paterno affetto, scrisse per noi la forma di vita in questo modo: “Poiché per divina ispirazione vi siete fatte figlie e ancelle dell'Altissimo sommo Re, il Padre celeste, e vi siete sposate allo Spirito Santo, scegliendo di vivere secondo la perfezione del santo Vangelo, voglio e prometto da parte mia e dei miei frati, di avere sempre di voi, come di loro, attenta cura e sollecitudine speciale”.
Ciò che egli con tutta fedeltà ha adempiuto finché visse, e volle che dai frati fosse sempre adempito.

E affinché non ci allontanassimo mai dalla santissima povertà che abbracciammo, e neppure quelle che sarebbero venute dopo di noi, poco prima della sua morte di nuovo scrisse per noi la sua ultima volontà con queste parole: “Io frate Francesco piccolino, voglio seguire la vita e la povertà dell'Altissimo Signore nostro Gesù Cristo e della sua santissima Madre, e perseverare in essa sino alla fine.


 E prego voi, mie signore e vi consiglio che viviate sempre in questa santissima vita e povertà. E guardatevi molto bene dall'allontanarvi mai da essa in nessuna maniera per l'insegnamento o il consiglio di alcuno”.





Preghiera di Santa Chiara

Padre,
che nella tua misericordia,
hai ispirato a s. Chiara
un ardente amore
per la povertà evangelica
nella contemplazione del tuo volto,
concedi anche a noi
di seguire in letizia e gratitudine
il Cristo umile e povero,
per restare fedeli al tuo Evangelo
fino al termine della nostra vita



Responsorio
R/  Rallegrati, tu che sei amata, il Signore ti invita alle nozze.
V/  Forte nella fede, hai vegliato nella preghiera e Dio completa in te la sua opera.
R/  Hai deposto gli abiti della ricchezza; Egli ti riveste del suo amore.
V/  Fedele fino alla morte a Colui che ti ha consacrata, oggi ricevi la corona della vita.
R/  Contempli, colma di meraviglia, lo splendore della gloria eterna, il chiarore della luce che non tramonta.



V.        O Dio, vieni a salvarmi.

R.            Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio
            e allo Spirito santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
            nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.
 INNO
Felice, Chiara, sposa di Cristo,
sorella e madre dell’uomo d’ogni tempo!
Tu, pianticella cresciuta da Francesco,
sei donna nuova, fatta preghiera.

Perché il “più Bello” ti ha conquistata,
un Dio povero e crocifisso,
il suo Vangelo è la tua luce,
la sua presenza è pane vero.
Audace, povera, certa del Padre,
ogni tuo giorno nelle sue mani
e il Dio che nutre e veste ogni creatura
ti ha ricolmata di gioia e libertà.

E quell’amore che hai nel cuore
in ogni gesto tu lo hai donato:
esempio e specchio con le sorelle
di comunione e unità.

Al Padre altissimo e donatore,
al Figlio amato che è nostra via,
e allo Spirito, con te, o Chiara,
sciogliamo il cantico del nostro amore.
Amen!



Salvatrice della sua stessa casa

L’ostensorio è il simbolo iconografico più diffuso e viene messo in rapporto al noto miracolo con il quale Santa Chiara avrebbe messo in fuga le truppe imperiali di Federico II quando, nel 1243, assalirono le porte di Assisi e tentarono di assediare San Damiano. Chiara nonostante sia da tempo molto ammalata e costretta a letto, si fa portare da due sorelle fino alla porta del monastero, porta davanti a se l’ostensorio d’argento contenente l’Eucarestia, lo sfiora con le mani e prega il Signore di vegliare sulle sue sorelle perché lei non può più salvarle ed è in quel momento che le fonti raccontano che le due sorelle che la sorreggevano udirono la voce di un bambino, proveniente dal tabernacolo, che rispondeva alla loro Madre: “Io ti difenderò sempre”. Dopodiché, Chiara prese l’ostensorio e lo espose ed una luce accecante avrebbe spaventato le milizie saracene facendole fuggire dal convento e da Assisi. Momento rappresentato nell’opera di Giuseppe Cesari (1568-1640), Santa Chiara ferma l’assedio di Assisi, oggi all’Hermitage di San Pietro Burgo. L’ostensorio diviene l’attributo per eccellenza, non solo perché illustra il miracolo più strepitoso della Santa ma si apprende dalle testimonianze del “processo di canonizzazione” che la Santa molto probabilmente non mostrò l’ostensorio ai soldati, ma pregò nel refettorio di fronte alla pisside confermando quel senso di potere riposto nella preghiera. 







Sorella umiltà







R.

Sorella umiltà./ Sorella umiltà.
Sorella umiltà./ Sorella umiltà.





Mostraci il tuo volto
vieni a dimorare dentro di noi.
Sorella umiltà./ Sorella umiltà.
Sorella umiltà./ Sorella umiltà.
In terra Gesù ti ha reso
regina delle virtù.







Sei monte, sei palazzo, sei albero,
sei l’ombra della quercia?
O forse sei filo d’erba,
sei foglia caduta a terra. R
Maria per te ha detto:
“Sono l’ancella del Signore
che abbatte i potenti dai troni
e innalza gli umili”. R
Per chi ti segue, per chi ti ama,
per chi ti vuole sposa,
un trono di gloria nel cielo
sarà preparato. R

Coda: Sorella umiltà.

Se vuoi scrivere una intenzione di preghiera : Intenzioni oppure li : Intenzioni
Elenco dei Santuari delle Clarisse in Italia
Se vuoi vivere un ritiro : Accoglienza oppure li : Accoglienza San Damiano

Appuntamento da non perdere : Rimini 28/29/30 settembre 2012